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Intervista Radio 60 70 80

 

Peschiera del Garda  (VR)

Via Risorgimento 2/b

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Jesolo

Piazza Brescia 5/7

Cell. 347 9730944

Sos Violenza domestica

E’ una onlus di volontariato, con sede a Peschiera del Garda, nata nel 2013 ad opera di cinque amiche, al fine di far conoscere e contrastare il fenomeno della violenza domestica.

L’associazione è formata esclusivamente da volontarie e volontari, è apolitica e non persegue alcun fine di lucro. Opera attraverso un numero telefonico  342 7584161 , attivo 24/24 ore, con segreteria telefonica, e tramite uno sportello, situato a Peschiera del Garda, in località San Benedetto di Lugana.

Di cosa si occupa la vostra associazione?

Come dice il nome stesso la nostra associazione si occupa di violenza domestica.

Fin dalla nostra nascita abbiamo cercato di far conoscere questa terribile forma di aggressione, spiegando come si manifesta e cosa si può concretamente fare per uscirne, attraverso una serie di   convegni dove, grazie all’ausilio di diversi professionisti, abbiamo affrontato il problema sotto molteplici aspetti, ovvero, da un punto di vista giuridico, psicologico e medico. Per cercare di arrivare a più gente possibile, abbiamo cercato di trattare il problema della violenza domestica anche attraverso l’arte, organizzando, spettacoli di teatro con artisti di fama locale (GardArt) e nazionale (quali Daniela Poggi, Melania Fiore e Alissa Huzer), riscuotendo parecchio successo.

Nel maggio del 2015, infine, abbiamo inaugurato uno Sportello anti violenza che si trova a Peschiera del Garda, vicino alla chiesa di San Benedetto, aperto tutti i martedì dalle 17,00 alle 19,00,  chi ha bisogno ci può contattare anche telefonicamente al numero 342 7584161, a disposizione 24/24 con segreteria telefonica.

Sino ad oggi allo sportello si sono rivolte diverse donne, di diverse nazionalità, ma per lo più italiane, alcune ci contattano ma poi spariscono, con altre invece abbiamo iniziato un percorso di consulenza ed assistenza psicologica.

Come funziona lo sportello antiviolenza? Chi vi può accedere?

Presso il nostro sportello operano esclusivamente volontarie, che hanno seguito diversi corsi di preparazione per saper accogliere ed ascoltare le vittime di violenza.

Ho detto ascoltare, non a caso, perchè le donne abusate hanno principalmente bisogno di parlare, di raccontare la loro esperienza senza essere giudicate.

Spesso sono dei fiumi in piena, parlano per ore, piangono quando raccontano le violenze che hanno subito.

Noi cerchiamo di confortarle spiegando loro che c’è una via di uscita e che una relazione basata sulla violenza non è amore.

Spieghiamo che se hanno paura di tornare a casa e non hanno parenti o amici a cui rivolgersi, possono chiedere alle Forze dell’Ordine, in sede di denuncia, o al Pronto Soccorso, quando vi si recano per farsi refertare le lesioni, di essere portate in una casa protetta, insieme ai loro figli se ne hanno.

Offriamo consulenze giuridiche e psicologiche gratuite in modo da supportare la vittima e renderla edotta di quelli che sono gli strumenti che la nostra legislazione offre per affrancarsi da una routine fatta di abusi e violenze.

Per questo operiamo in rete con le Forze dell’Ordine, il Pronto Soccorso di Peschiera del Garda, gli Assistenti sociali e le altre associazioni presenti sul territorio.

La vostra associazione si occupa di violenza domestica ma cosa si intende concretamente con questo termine?

Con il termine violenza domestica si identificano i “gravi episodi di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra persone legate attualmente o in passato, da un vincolo di matrimonio o da una relazione affettiva, indipendentemente dal fatto che l’autore di tali atti conviva o abbia mai convissuto nella stessa residenza della vittima”.

La definizione è molto ampia, comprende qualsiasi forma di relazione, comprese quelle tra persone dello stesso sesso, senza che sia necessario non solo un vincolo matrimoniale ma addirittura qualsiasi forma di convivenza tra la vittima e l’aggressore.

Questa terribile forma di abuso colpisce principalmente le donne, ma può accadere anche che la vittima sia un uomo, non conosce età, razza, ceto sociale o religione.

Purtroppo, proprio perchè  consumata tra le mura di casa, difficilmente questa forma di violenza viene punita, sono poche le donne che trovano il coraggio di denunciare gli abusi famigliari.

I motivi sono svariati, non si deve dimenticare che l’aggressore è il marito o il compagno, per cui una persona verso la quale si provano affetti, spesso ci sono dei figli, magari minorenni, e si teme che possano subire traumi nel caso in cui la madre decidesse di agire giudizialmente.

Un ulteriore freno potrebbe essere la situazione economica della famiglia, ad esempio se la donna non lavora e dipende economicamente dal compagno, o per le vittime straniere nel caso in cui il loro  permesso di soggiorno sia legato a quello del marito.

Infine, molto banalmente, le donne si vergognano di far sapere che sono vittime di abusi, magari perchè  il partner è un professionista stimato e quindi hanno paura di non essere credute o perchè  il compagno non è mai piaciuto ai genitori che disapprovavano la scelta della figlia e non vogliono sentirsi dire te l’avevo detto….

Se è facile riconoscere la violenza fisica e sessuale, come capire se si è vittima di violenza psicologica?

Gli esperti hanno individuato alcuni comportamenti comuni nei partner che usano violenza psicologica.

  1. 1. la svalutazione continua: il partner vuole minare l’autostima della donna, le ripete in manitere insistente che non vale nulla, che non sa fare niente, che se lo lascia non troverà mai nessun altro che l’amerà come lui….
  2. controllo delle amicizie e degli affetti: capita spesso che l’uomo cerchi di isolare la donna, che la tratti come un oggetto di proprietà adducendo la scusa che vuole proteggerla e cerchi in questo modo di allontanarla da coloro che “non capiscono il suo amore”.
  3. gelosie ingiustificate e stalking: il compagno che vuole usare violenza psicologica di solito è un individuo controllatore, che tempesta la donna di telefonate quando è in giro da sola, vuole sapere con chi è, dove si trova, a volte addirittura come è vestita.
  4. insulti e minacce: moltissime che riescono ad uscirne raccontano che il compagno aveva iniziato ad arrabbiarsi perché veniva contraddetto per poi finire con insulti e minacce quando si provava ad allontanarsi da lui. Le minacce possono riguardare non solo la donna, ma anche i familiari o gli animali domestici.
  5. limitazione all’autonomia morale ed economica: dalla vigilanza continua sugli spostamenti, al controllo ossessivo dei soldi sino alla reclusione, ancora obbligare la donna a licenziarsi, a firmare prestiti in banca, o privarla della gestione dei propri guadagni.

Chi trova il coraggio di denunciare la violenza di cui è vittima cosa deve aspettarsi?

Chi è vittima di violenza deve per prima cosa recarsi in pronto soccorso per farsi medicare e refertare le lesioni subite, dopo di che nel caso in cui il termine di guarigione delle lesioni sia superiore a 20 giorni, il Pronto soccorso è obbligato a notiziare le Forze dell’ordine e di conseguenza la denuncia parte d’ufficio se, invece, le lesioni sono inferiori ai 20  giorni la vittima ha 90 giorni per proporre querela contro il proprio aggressore, che salgono a 180 in caso di violenza sessuale o di atti persecutori.

E’ bene ricordare che sia in sede di visita medica presso il pronto soccorso, quanto presso le caserme dei carabiniere o in questura, le vittime di violenza possono chiedere di essere messe in sicurezza se hanno paura a tornare a casa e non hanno un posto sicuro dove recarsi.

In questo caso la donna, unitamente ai propri figli se ne ha, vengono portati in una casa protetta, la cui collocazione è ovviamente segreta, dove potranno rimanere sino a quando il Tribunale non adotterà delle misure cautelari, che si concretizzano nell’allontanamento dalla casa familiare dell’autore della violenza e/o il divieto di avvicinamento alla vittima ed ai luoghi dalla stessa frequentati abitualmente.

Queste misure vengono adottate dal pubblico ministero durante la fase dell’indagine e perdurano sino ad una eventuale condanna dell’abusante.

Un ulteriore strumento a disposizione delle vittime di violenza  sono gli ordini di protezione contro gli abusi familiari, ovvero dei provvedimenti che vengono emessi dal Giudice civile, a seguito di ricorso, i cui effetti sono gli stessi delle misure cautelari, ossia può prescrivere all’autore della condotta di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima, l’intervento dei servizi sociali o di associazioni per il sostegno e l’accoglienza delle donne abusate e soprattutto, può disporre che l’abusante versi un assegno periodico, eventualmente chiedendo che la somma venga versata direttamente dal datore di lavoro che la tratterà dallo stipendio.